sabato 18 giugno 2011

CAPITOLO 9

L’orologio aveva le lancette ferme sulle quattro del mattino ma non riusciva a dormire; una mezza giornata non era bastata per metabolizzare quello che aveva letto su quel foglietto, non era semplice accettare di dover condividere con una persona sconosciuta quello che aveva cercato di nascondere da anni e, soprattutto che pensava di avere sepolto per sempre in un piccolo angolo della sua memoria; invece non era andata così: qualcuno sapeva tutto ma chi?
Il cellulare la distolse dai suoi pensieri e la riportò nel mondo reale: “pronto Rosa, c’è stato un altro omicidio, siamo nel parco giochi vicino al Policlinico, arriva appena puoi” la voce di Becca era molto preoccupata e non preannunciava nulla di buono ma almeno le permetteva, nonostante non fosse proprio il momento giusto, di non pensare ai suoi innumerevoli problemi.
“Un’altra vittima e uguale modalità” disse Becca osservando il cadavere riverso su una panchina con il medico legale inginocchiato accanto: “la morte risale ad un paio di ore fa, e sembra proprio avere subìto lo stesso trattamento dell’altra vittima” disse Paolo; “il suo nome è Attilio Farelli, ed è un medico, del Policlinico” disse Berti osservando i suoi documenti: “dal portafoglio non mancano soldi proprio come l’altra volta e il netturbino che ha trovato il cadavere ha detto che non ha visto nessuno, come al solito”- “questo significa che Nicola è innocente e che ci troviamo di fronte ad un serial killer, mi raccomando, discrezione”.
“Becca, c’è un’altra cosa che li accomuna: guarda qui, il tatuaggio,un piccolo tre questa volta sul lato interno del polso”- “allora è questo elemento che accomuna le due vittime” a parlare era stata una ragazza, minuta e dagli occhi scuri: “avevo detto di non far passare la stampa, Criari ma mi ascolti quando parlo?” Becca lo cercava con la voce ma nessuno sembrava ascoltarla: “non sono della stampa e nemmeno una curiosa, mi ciamo Erika Nautieri e sono una criminologa, sono qui per seguirvi e fare una sorta di tirocinio con voi, nessuno vi ha avvertito?” – “a quanto pare no, comunque piacere mi chiamo Rebecca Rasta, ma se vuoi puoi chiamarmi Becca, allora benvenuta tra noi, effettivamente questo è il tatuaggio che era presente anche sulla precedente vittima, a questo punto è ovvio che abbia un significato”- “non è stato fatto di recente, comunque ve lo devo dire, in questo commissariato siete proprio tutte belle” Paolo era un cascamorto e non faceva nulla per nasconderlo ma aveva suscitato la curiosità di Beccca.
“Si può sapere chi è questa ragazza?”disse rivolgendosi in disparte verso Berti: “lo so commissario mi scusi ma si è trattato di una mia dimenticanza: il giudice Carrara ha chiamato al commissariato cercandola e via fax è arrivato un fascicolo su questa ragazza ma con tutto quello che è successo non l’ho avvertita”- “va bene non ti preoccupare, però la prossima volta fai più attenzione non è bello fare la figura della cretina davanti ad altre persone”- “sì mi scusi ancora commissario”.
“Allora ti chiamo non appena ho finito l’autopsia” disse Paolo “sì ma mi raccomando”- “la farò subito non ti preoccupare” continuò senza darle il tempo di finire la frase, nonostante si conoscessero da poco aveva capito bene come fosse fatta.
“Scusa il ritardo, ho avuto dei problemi con l’auto” disse Rosa correndole incontro: “non ti preoccupare, hai un viso pallidissimo, se non ti sentivi bene potevi dirmelo al telefono, non ti avrei fatta venire”- “non ti preoccupare sto bene, sarà un po’ di influenza, comunque a quanto pare è da escludere ogni pista precedente”- “sì, proprio così, la storia delle polizze non credo c’entri con quest’altro omicidio, comunque cercheremo di trovare qualsiasi elemento che li accomuni, oltre al tatuaggio”- “il tre?”- “sì, lo aveva anche lui, sul polso, per cui anche se la parte del corpo è diversa, il significato può essere lo stesso”- “ e quella ragazza chi è?” disse Rosa guardando Erika: “è una criminologa, a quanto pare il giudice Carrara ce l’ha raccomandata per farle fare una sorta di tirocinio con noi”- “ah capisco”,  Rosa odiava i raccomandati, nella sua vita ne aveva visto passare davanti a sé talmente tanti che era allergica anche al loro odore.
Era stato davanti a lei per alcuni giorni quel fascicolo bianco e non se ne era accorta fino a quella mattina; sedutasi alla  scrivania cominciò a sfogliarlo lentamente per scoprire qualcosa di più su quella ragazza dall’occhio vispo che, molto probabilmente era anche una brava criminologa; laureata con 110 e lode e con alle spalle, nonostante la sua giovane età, un curriculum di tutto rispetto; “commissario” la sua voce, bussando alla porta la riportò alla realtà: “volevo chiederle scusa se ho invaso la scena del crimine ma pensavo fosse al corrente del mio arrivo, anche se a quanto pare non è così”- “non ti preoccupare, accomodati, allora da quanto tempo conosci il giudice Carrarara?”- “da molti anni ormai”- “allora che mi dici del caso, che idea ti sei fatta?”- “mi sono fatta dare il fascicolo sull’omicidio precedente,e ci sono molti punti che li accomunano, una cosa  ha attirato la mia attenzione: il fatto che il corpo fosse riverso sulla panchina di un parco giochi  potrebbe avere a che fare con l’infanzia, a me almeno ha dato questa impressione, nonostante sia vicino a luoghi dove loro avevano legami, non penso che sia solo una coincidenza e poi, come sappiamo, li ha portati di proposito”- “forse hai ragione e poi adesso come adesso ogni pista può essere quella giusta”.
“Commissario, abbiamo fatto le ricerche che ci ha chiesto, anche  se non è emerso  nulla di interessante: non aveva precedenti, stiamo cercando di contattare qualcuno della famiglia”- “ottimo lavoro, chiama Berti e mandalo al suo appartamento mentre noi andiamo in ospedale, forse saprnno dirci qualcosa di più sul suo conto, Erika vieni con noi?”- “certo”.
“Il Dottor Farelli era un uomo meraviglioso” disse l’infermiera Cassella, sua assistente da anni, trattenendo le lacrime: “non è giusto che sia finita così la sua vita, ha curato talmente tanti bambini, qui tutti lo adorano”- “e sapete qualcosa sulla sua vita privata? Che tipo era?”- “sua moglie era morta per un incidente un anno fa, erano sposati solo da sei anni, nessuno se lo aspettava, è stata una cosa improvvisa però, nonostante tutto quello che ha passato Il dottore è tornato a lavoro quasi subito, i suoi piccoli pazienti avevano bisogno di lui”- “di cosa si occupava precisamente?”- “era un cardiologo pediatrico e i suoi bambini non potevano stare a lungo senza la sua amorevole assistenza”- “ e con i genitori dei pazienti i rapporti come erano?”- “buoni anche con loro, anche se a pensarci bene, qualche giorno fa c’è stato un litigio un po’ violento con il padre del piccolo Antonio”- “e cosa è successo precisamente?”- “il bambino soffriva di una malformazione cardiaca molto forte, il dottore lo aveva operato una settimana fa ma il piccolo si è aggravato nonostante l’intervento sia riuscito per cui si trova ancora oggi sotto osservazione, il Dott Attilio cercava di fargli capire che non dipendeva da lui ma il signor Antonio non voleva sentire ragioni, furono costretti a portarlo di forza fuori dall’ospedale”- “capisco e il cognome quale era?”-“l’ho segnato proprio qui, ecco: Antonio Saraga,il bambino si trova nella stanza numero quindici, di sicuro lo troverete lì, arriva ogni mattina presto per stare vicino a suo figlio”- “grazie ci è stato di enorme aiuto”.
La vetrata che permetteva di vedere il piccolo letto con il bambino steso e i due genitori affianco, non sembrava in alcun modo mostrare lo spettacolo di un possibile assassino che dopo un omicidio era tornato al capezzale del figlioletto come se nulla fosse: “Io non c’entro nulla con la sua morte” disse rivolgendosi a loro in maniera adirata mentre stava slacciando la mascherina ed il camice: ”è vero che ho cercato di colpirlo però è finita lì, lui doveva guarire mio figlio, perché mai avrei dovuto ucciderlo?”- “non stiamo accusandola di nulla ma dobbiamo essere certi di poterla escludere dalle indagini, dove si trovava stanotte dall’una alle quattro?”- “ero a letto ovviamente”- “ e c’è qualcuno che possa confermarlo?”- “non credo, mia moglie è rimasta in ospedale e io sono tornato a casa intorno a mezzanotte, forse qualche vicino mi ha sentito rientrare ma non ne sono sicuro”- “va bene verificheremo, grazie e stia tranquillo, suo figlio guarirà presto” disse Becca, non sapendo in realtà quale fosse l’atteggiamento più giusto da usare in una situazione simile.


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