sabato 18 giugno 2011

CAPITOLO 8

“Allora che novità ci sono?” disse Becca che si era letteralmente scaraventata in commissariato: “una soltanto ma credo proprio che ti farà piacere scoprirla: ho trovato la password, non è stato semplicissimo ma abbiamo qui davanti agli occhi il pc della nostra vittima, in ogni sua piccola parte, ho recuperato anche molte cose che erano state cancellate”-“complimenti Rosa sapevo che ci saresti riuscita, sei una grande, allora vediamo cosa c’è di interessante”- “se ci limitiamo  alle sue cartelle, a parte quelle che usava in ufficio non ci sono elementi compromettenti però possiamo dare un’occhiata alla sua posta elettronica, solitamente è lì che si trovano cose molto interessanti, allora vediamo un po’  mail di clienti, polizze assicurative, messaggi augurali e, aspetta un attimo questa qui mi sembra proprio”- “una  mail di minaccia: la smetterai di truffare, adesso hai superato ogni limite, e poi ce n’è un’altra: ci vediamo stasera alle dieci al solito posto, la data è quella dell’omicidio, allora c’era un’altra persona che l’ha visto vivo quella sera; cerchiamo assolutamente di rintracciare questo indirizzo anonimo, Rosa hai fatto un ottimo lavoro, tu intanto cerca di trovare qualcos’altro di interessante sul suo computer, magari capiremo a cosa si riferiva”- “Commissario, abbiamo scoperto da dove provenivano le telefonate, è una cabina vicino ai giardini pubblici dove abbiamo trovato il cadavere”- “forse la persona che lo minacciava è lo stesso che lo ha ucciso, magari si sono incontrati e lui lo ha ammazzato, anche se dobbiamo capire bene le modalità; verifica gli intestatari delle polizze probabilmente la truffa è in una di quelle”- “sì è molto probabile”.
Le ore passavano  e arrivarono velocemente le sette del mattino; “Commissario”- “sì dimmi Rosa, hai trovato qualcosa di interessante?”- “credo proprio di sì, vi sono molte polizze intestate a persone con precedenti, molte di loro non avrebbero potuto avere più una assicurazione intestata”- “cioè mi stai dicendo che Errico creava polizze assicurative false? e ovviamente si faceva pagare profumatamente dai suoi clienti”- “sembra proprio di sì,  inoltre era difficile scoprirlo, lui aveva i mezzi per falsificarle alla perfezione ma forse qualcuno ha individuato i suoi  guadagni extra e ha deciso di alzare la testa e svuotargli un po’ le tasche”- “ecco perché era il migliore del suo ufficio, la scaltrezza lo distingueva dagli altri”- “sì ma mi sembra strano che il suo capo non se ne sia mai accorto”- “chissà, in questa storia è tutto così strano, ma appena scopriremo a chi è intestato l’indirizzo e mail, tutto diverrà chiaro per forza”; “Abbiamo scoperto dove si trova il computer dal quale è partita la mail” disse Berti entrando trafelato in ufficio: “è uno di quelli dell’ufficio di Siriano e appartiene ad uno dei suoi colleghi”- “ottimo lavoro allora andiamo subito”.
La targhetta della scrivania identificativa portava il nome di Nicola Tauri,  ma nessuno occupava il suo posto: “come mai non è in ufficio?” chiese Becca ad uno dei suoi colleghi: “che io sappia è da ieri che manca”- “commissario abbiamo controllato, ha preso una settimana di ferie ed ha portato via con sé il computer”- “ovvio che sospettava lo avremmo trovato e ha pensato bene di tagliare la corda, Berti tu procurati l’indirizzo e cercalo nel suo appartamento anche se dubito vivamente che stia lì ad aspettarci, ha avuto tutto il tempo per scappare”- “forse io so dove è endato” una donna esile e riccia si alzò dalla sua postazione e si rivolse a Becca: “mi chiamo Raffaella Forzati, spesso Nicola mi parlava di una zia dalla quale fuggiva ogni qualvolta le cose non andavabo bene, forse è andato da lei anche questa volta”- “grazie ci è stata di grande aiuto, ci dia l’indirizzo”.
“Comodo avere una zia che abita a Ladispoli” disse Criari con atteggiamento ironico: “già ed è ben noto che le zie ti accolgono sempre soprattutto quando hai dei problemi, inoltre sono quelle che di solito non fanno domande”; la villetta che apparve davanti ai loro occhi era disposta su due piani, con un ampio giardino antistante e circondato da una staccionata alta ma alquanto malridotta; “signora, apra la porta” il campanello non sembrava funzionare per cui chiamarla era l’unica soluzione: “buongiorno, chi siete?” ad aprire la porta era stata una donna sui sessantacinque anni dai capelli raccolti sulla nuca con una retina di quelle usate spesso in passato: “siamo della polizia, io sono il commissario Rasta e lei è l’ispettrice Mainati, possiamo entrare?”- “sì certo scusate ma vede mi sono un po’ spaventata, di solito nessuno viene a trovarmi, sono sempre sola”- “capisco, però se non sbaglio lei ha un nipote che si chiama Nicola e che,  da quanto sappiamo, viene spesso a trovarla” esordì Rosa “sì a volte non nego che viene da me ma è da parecchio tempo che non lo vedo”- “però lo sente o no?”- “scusate ma non capisco tutte queste domande cosa significano, se ho detto che non lo vedo da tempo dovete credermi, non sto mica dicendo bugie” quasi a contraddirla però fu un rumore di assi di legno proveniente dal piano superiore, Becca fece un cenno a Berti per andare a controllare senza farsi vedere dalla donna “non ci fraintendi signora noi vogliamo solo parlare con suo nipote, non c’è nulla di particolare, abbiamo solo delle domande da fargli”- “commissario guardi chi abbiamo trovato ”.
“Non sei molto furbo lo sai?” esordì Becca guardandolo negli occhi; Nicola era un ragazzo sulla trentina con occhi e capelli biondi, aveva lo sguardo luminoso ma anche spaventato: “io non ho fatto nulla, non si può venire a fare visita ad una zia? Cosa c’è di male?”- “c’è di male che è stato ucciso un tuo collega, e tu per caso sparisci, proprio quando hai capito che saremmo potuti giungere a te, attraverso le tue mail, perché te lo devo proprio dire, non sei stato molto bravo nel renderti anonimo” Rosa cercava di stuzzicarlo per spingerlo a parlare: “ e va bene lo ammetto quelle mail le ho scritte io però non c’entro nulla con la sua morte”- “ e allora come mai avevi appuntamento con lui al solito posto quella sera? “- “io avevo bisogno di soldi, così quando ho scoperto che faceva polizze false mi è sembrata l’occasione giusta per minacciarlo, lui ha capito quasi subito che ero io così gli ho dato appuntamento per costringerlo a pagarmi, avevo alcune delle polizze che aveva creato per cui non mi sarebbe stato difficile farlo licenziare o addirittura denunciarlo”- “ e poi cosa è successo?”- “ ci dovevamo vedere alle dieci fuori al suo palazzo ma lui non si è presentato, l’ho aspettato per un po’ ma non è arrivato così me ne sono andato”- “ te ne sei andato, interessante e dove ?”- “ a casa mia, ero stanco e sono andato a dormire”- “e c’è qualcuno che lo può confermare?”- “no abito solo, però dovete credermi non sono stato io”- “allora perché sei scappato, lo sai che così la tua situazione si è aggravata?”  disse Rosa “lo so ma era evidente che avreste sospettato di me, ho solo avuto paura”- “ va bene adesso portiamolo via”- “mi raccomando”continuò Becca: “tratteniamolo e cerchiamo tra i vicini di casa se qualcuno conferma la sua versione”-“tu pensi sia stato lui?” domandò Rosa con un’aria un po’ scettica: “onestamente non credo, ma per il momento è l’unico sospettato che abbiamo anche se non mi sembra proprio un assassino, adesso però vai a casa, stare tutta la notte al pc ti avrà stancata molto”- “grazie, allora ci vediamo più tardi”.
Non era stato semplice per Rosa trovare un appartamento in affitto nella zona circostante il commissariato, ma dopo svariati tentativi  era riuscita a trovarlo in un carino condominio; prese l’ascensore e arrivò al secondo piano, stava per inserire la chiave nella toppa quando un foglietto a terra attirò la sua attenzione: “so cosa hai fatto” ;erano poche parole scritte al computer ma bastarono per sconvolgerla, riuscì a stento ad entrare in casa ma si accasciò a terra spaventata, non poteva credere che qualcuno avesse scoperto il suo segreto.

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