“Novità dalla scientifica?” Criari era abituato a ricevere questo genere di domande quando il commissario varcava la porta, o meglio, in tempo di pace si cominciava con un “buongiorno, come va?” ma quando ci si ritrovava di fronte ad un caso di omicidio le gentilezze e le circostanze cadevano di colpo proprio come un masso gettato in acqua: “il rapporto è sulla sua scrivania, ah commissario l’ispettore è arrivato, la aspetta nel suo ufficio, ha avuto un tempismo perfetto, siete arrivate insieme a distanza di due minuti l’una dall’altra”- “grazie”.
Rosa Mainati era una ragazza giovane ma questo non le aveva impedito di fare carriera velocemente, dopotutto aveva le doti e l’intraprendenza giusta per crescere: alle spalle due anni trascorsi in Calabria e molti blitz, insomma su di lei, almeno per quanto riguardava l’aspetto lavorativo, non vi erano macchie. Era seduta sulla poltrona e girava i pollici con l’ansia di chi doveva affrontare il suo nuovo capo: era minuta, con i capelli lisci e biondi che le toccavano le spalle, un visino angelico che almeno all’apparenza non dimostrava la forza e l’energia che in realtà possedeva.
“Più che una poliziotta mi sembra una modella” pensava tra sé mentre la guardava riflessa nella vetrinetta del mobile disposto dietro la sua scrivania; era stata una sua idea quella di comprarlo proprio per riuscire a scorgere l’espressione del volto di chi si sarebbe presto ritrovato di fronte: era quella reale, in nessun modo alterata dalla sua presenza; “salve ispettore, è un piacere averla nel nostro commissariato, ho sentito parlare molto bene di lei” quella voce squillante ed improvvisa la fece sobbalzare dalla sedia di ciliegio sulla quale era nervosamente seduta: “mi scusi non volevo spaventarla”- “assolutamente, mi scusi, è solo che ero sovrappensiero, per me è un onore lavorare con lei, è un mito per me, ha scovato talmente tanti criminali e serial killer che so di poter solo imparare dalla sua bravura”- “adesso non esageri e ti prego dammi del tu, so che sei molto giovane, ma perfavore non farmi sentire vecchia, sei stata informata sul caso che stiamo seguendo?”- “sì e sono pronta a mettermi al lavoro”- “perfetto allora andiamo all’appartamento della vittima, magari scopriremo qualcosa di interessante”.
“ La scientifica cosa dice?” disse Rosa mentre erano in auto: “non sono state trovate tracce, impronte e nemmeno l’arma con la quale sono stati inferti i tagli, tuttavia il corpo è stato trascinato post mortem sulla panchina anche se non vi sono impronte di scarpe che lo abbiano condotto lì”- “con elementi come questi, cadrebbe l’ipotesi di una colluttazione o di un assassino inesperto”- “effettivamente non ci vedo nulla di casuale in questo omicidio, dopotutto anche la vittima qualcosa da nascondere del suo passato ce l’aveva, i suoi precedenti dimostrano che non è stato proprio uno stinco di santo, eccoci siamo arrivati”.
Il palazzo dove abitava Errico Siriano era composto da cinque piani e, almeno daa quanto si diceva in giro, era popolato da persone per bene, onesti lavoratori che portavano ogni sera a casa ciò che gli bastava per vivere; la portiera, una vecchia signora dallo sguardo dolce era rimasta sconvolta quando aveva saputo dell’omicidio: “era tanto una persona per bene, abitava da solo e a parte il lavoro, non usciva quasi mai”- “quindi non c’era nessuno che lo venisse a trovare?”- “che io ricordi no”- “e saprebbe dirci se aveva un’auto?”- “aveva una macchina bianca prima ma ormai era quasi un mese che camminava solo a piedi o con i mezzi, diceva che le auto facevano solo spendere soldi”.
Il duplicato delle sue chiavi che custodiva, tuttavia, furono molto utili ed evitarono l’entrata di forza che Becca odiava. Il suo appartamento non aveva nulla di particolare, era composto da un piccolo ingresso, piano cottura, camera da letto e bagno: non era una reggia ma di sicuro bastava per un uomo single: “cerchiamo dappertutto, magari spunta qualcosa di interessante”- “tutto lascia pensare che abbia chiuso casa per andare a lavoro come ogni mattina, c’è ancora la tazzina di caffè nel lavabo e nulla lascia credere a qualcosa di diverso, il letto è stato rifatto” disse l’ispettore: “l’unica cosa che salta agli occhi è che non è proprio un tipo ordinato, raccogliamo tutto quello che può servirci, aspettate però qualcosa di strano c’è: non vi sono foto, né esposte e nemmeno conservate” continuò Becca “che abbia tagliato definitivamente i ponti col passato è evidente però mi sembra strano che non conservi nulla dei propri cari, non c’è nemmeno un cellulare e non lo abbiamo trovato sul luogo del delitto, un agente assicurativo avrà dei clienti e oggi come oggi non avere un telefonino sembra assurdo, vedete se almeno trovate un’agenda o qualcosa del genere”- “commissario guardi qui” un bigliettino arrotolato nel cestino delle carte attirò l’attenzione, c’era scritto: “Bar dei Fiori ore 21:00”- “forse questa è l’ultima persona che ha incontrato prima di morire, sperando che quel bigliettino si riferisca a ieri, voi continuate a cercare, Mainati noi andiamo al bar”.
Il Bar dei Fiori non era molto distante da Via Tiburtina e sembrava essere un posto carino, ben frequentato, nulla lo distingueva dai soliti luoghi di ritrovo della periferia romana. La foto ricavata dalla carta d’identità di Errico Siriano non era certamente delle migliori ma dopotutto non erano riusciti a trovare altro che lo riguardasse: “cosa posso servirle belle signore?” esordì il barista, un ragazzino che poteva avere sedici anni, alto ed ossuto che si poneva in maniera sicura e dongiovannesca , ma invece delle solite risposte che riceveva, davanti ai suoi occhi si ritrovò un bel tesserino della polizia, che aveva poco di amichevole: “tu eri di turno ieri sera? più o meno a quest’ora?” a Becca i finti simpatici piacevano poco e non aveva problemi a darlo a vedere: “sì, io lavoro qui tutte le sere, ma sa solo per pagarmi gli studi”- “guarda che non siamo venute per verificare la regolarità del tuo posto di lavoro, vogliamo solo sapere se hai visto quest’uomo e se era con qualcuno” il ragazzo abbassò gli occhi sull’immagine un po’ sbiadita che appariva ai suoi occhi e fece uno sguardo assorto, di uno che cerca di fare mente locale e che sa bene quanto possa essere importante rispondere affermativamente: “ sì, questo è il signor Errico, viene sempre qui ma perché cosa gli è successo?”- “è stato ucciso ma non è questo ciò che ti ho chiesto, sappiamo che aveva un appuntamento alle 21:00 con qualcuno in questo bar, tu lo hai visto o no?” la sicurezza che aveva precedentemente dimostrato, sembrava cominciare a tentennare ma poi lentamente rispose: “sì, effettivamente l’ho visto arrivare, stava aspettando al tavolo qualcuno, ed infatti ci ha messo un po’ prima di ordinare, poi è arrivato un ragazzo, un tipo strano, magro e trasandato, mi ha colpito perché non lo avevo mai visto con lui, dopotutto è, anzi era un tipo così elegante, e anche quelli che frequentava lo erano, io a questo non lo avevo mai visto”- “sapresti fare una sua descrizione dettagliata?” – “sì, credo di sì”- “bene allora vieni con noi in commissariato” disse Becca con un tono un tantino autoritario: “ma signora vede io sto lavorando, mi pagano ad ore e non mi posso allontanare”- “facciamo così” lo interruppe l’ispettore Mainati che fino a quel momento era stata in silenzio: “se tu me lo descrivi per bene potrei farlo io l’identikit, sono abbastanza brava a disegnare”.
“Hai tante qualità nascoste”- disse Becca mentre tornavano al commissariato: “mi diletto solo a fare ritratti, ecco tutto” era una dote che aveva ereditato dal padre, quanti giorni aveva trascorso insieme a lui nel suo studio, prima che accadesse la tragedia.
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