sabato 18 giugno 2011

CAPITOLO 21

Rosa guardava quel biglietto come se potesse dare delle risposte a tutte le sue domande, aveva un po’ paura di contattare quell’uomo ed ora che era rimasta sola e doveva soltanto alzare la cornetta e comporre quelle poche cifre le venne un po’ di ansia; dopotutto questo amico di Sandro poteva anche essere un poco di buono e magari era stato proprio lui ad ammazzarlo, ma  a nulla sarebbe servito continuare a farsi domande, era giunto il momento di affrontarlo.
Decise di vedersi nello stesso parco pubblico dove aveva incontrato Emilio, era un posto sicuro e lontano da occhi indiscreti: “piacere Alfio” una mano forte e sicura si protese verso di lei, era quella di un uomo sulla quarantina, che la stava aspettando da un po’: “piacere Rosa Mainati, allora cominciamo dall’inizio, so che lei conosceva bene Sandro Resta giusto?”- “sì eravamo molto amici, eravamo entrati nel team del signor Lamberti a distanza di poco l’uno dall’altro e legammo subito, una di quelle amicizie che nascono in maniera improvvisa e diventano molto forti”- “ e lui che tipo era?”- “un uomo riservato, uno che non parlava molto della sua vita, del suo privato, non ha mai raccontato nulla del periodo precedente alla sua assunzione”- “trascorrevate anche il tempo libero insieme?”- “all’inizio sì, ma nell’ultimo periodo si era un po’ allontanato, aveva altro per la testa”- “problemi di droga?”-“ la droga era di certo un suo vizietto, uno di quelli che ti porta alla bara ma non era l’unica cosa che lo distraeva diciamo, aveva conosciuto una donna”- “ e quando è morto stava ancora con lei?”- “non la potrei chiamare una sua fidanzata ma sì, si frequentavano da un po’ di mesi e lui era perso, letteralmente perso di lei”- “e lei l’ha mai conosciuta?”- “più che conosciuta li ho visti insieme, una volta sono andato a trovarlo e c’era anche lei ma non me l’ha presentata, solo che mi ha colpito, insomma era una bellissima ragazza”- “ e saprebbe descrivermela?”- “aveva dei capelli rossi, ma tinti, lunghi fino alle spalle, gli occhi azzurri ed un bel fisico asciutto, avrebbe fatto invidia ad una modella” – “ e sa cosa facesse, o il suo nome?”- “no mi spiace di lei non so nulla, gliel’ho detto nell’ultimo periodo lui non parlava più con me della sua vita privata, quella sera l’ho vista per caso e dopo non è più ricapitato”- “ma lui era teso per qualche motivo, insomma, crede che qualcuno lo minacciasse e si sentisse in pericolo?”- “a me non sembrava" si fermò un attimo e poi continuò: " però aspetti qualcosa  di lei mi ha colpito, aveva sulla guancia un piccolo neo a forma di cuore”- "grazie mille mi è stato di enorme aiuto".
L’unica cosa da fare era trovare tutto ciò che riguardava la figlia di Aurelio Sierra: “Il suo nome è Chiara Sierra” disse Berti mentre osservava il suo pc, che ormai da giorni era sempre in fermento: “E cos’altro sappiamo di lei?” chiese Becca:”E’ stata affidata ai servizi sociali e portata in un istituto qui a Roma, ho il nome e l’indirizzo”- “bene allora andiamo subito, Erika vieni con noi?”- “veramente ho ancora delle ricerche da fare, ci vediamo qui dopo” disse con la testa immersa nel computer.
Per Becca era traumatico entrare in un orfanotrofio, non riusciva a sopportare di vedere tanti bambini che per una ragione o per l’altra erano stati portati via alle loro famiglie ed aspettavano che qualcuno venisse e li portasse via con sé verso un posto migliore. “Certo che mi ricordo di lei, era una bambina molto particolare” disse la direttrice, una donna sulla settantina dagli occhi spenti: “Venne in istituto e subito si dimostrò ostile alle regole e soprattutto a noi, non ci sopportava, diceva che eravamo noi ad averla portata via da suo padre”- “ma lei sapeva che era morto” intervenne Becca: “sì certo che lo sapeva ma all’inizio come ogni persona che affronta un lutto negava quello che era successo”- “ e dopo cosa è accaduto?”- “ gliel’ho detto, non stava insieme agli altri, evitava i luoghi che avevano in comune, di giocare con gli altri bambini, stava sempre sulle sue, ed a volte diventava violenta”- “in che senso? Cosa faceva?”- “una sera picchiò una bambina con la quale aveva litigato il giorno precedente e la ferì al braccio con un coltellino che aveva rubato al giardiniere”- “e dopo?”- “non dicemmo nulla dell’accaduto, pensavamo fosse dovuto al trauma che aveva subito, e decidemmo di controllarla un po’ di più, diventammo la sua ombra, ovviamente senza che lei se ne accorgesse, ma per fortuna episodi simili non capitarono più”- “ ma lei restò dello stesso atteggiamento?”- “fondamentalmente sì, aveva tantissima rabbia dentro, sembrava una bomba ad orologeria pronta ad esplodere”- “e non pensaste di farla seguire da uno psicologo?”- “sì, fu seguita ma non servì a molto, dopo ogni seduta sembrava stesse migliorando ma poi tornava ad essere chiusa e nervosa con tutti, in parte pensammo che tornare nel mondo esterno l’avrebbe aiutata ed in effetti gli ultimi anni che stette con noi divenne più gentile, quasi come se avesse calcolato che le conveniva farlo per uscire da questo posto”- “ e quando è andata via è più tornata a trovarvi?”- “no, di solito gli altri lo fanno, vengono a presentarci i loro fidanzati o mariti, oppure i figli, nessuno ha un ricordo estremamente negativo di questo posto, cerchiamo di trattare i bambini nel miglior modo possibile. Alcuni vengono poi adottati da famiglie ma nel caso di Chiara, l’occasione non arrivò, nessuno si sarebbe preso una responsabilità del genere”- “quindi non è mai stata nemmeno in affidamento?”- “no, è stata sempre qui e poi è andata via”- “avete delle sue foto recenti?”- “mi spiace ma l’ultima che siamo riusciti a farle è stata all’età di tredici anni, per una foto di fine anno, nelle altre occasioni  si rifiutò, diceva che le foto le odiava, rappresentavano momenti della vita che non potevano più tornare, comunque gliela vado a prendere è in archivio”.
La ragazza in foto era mingherlina, portava un paio di occhiali, i capelli raccolti in un tuppo, ed aveva lo sguardo triste, non guardava nemmeno nell’obiettivo della fotocamera, era assorta in chissà quali pensieri, compariva da dietro, nonostante non fosse molto alta, forse per evitare di essere vista completamente: “grazie per le informazioni che ci ha dato, arrivederci”.
Dai diciotto anni in poi su di lei non c’era più niente, nemmeno una multa per eccesso di velocità, era come se fosse svanita nel nulla, niente le era collegabile, nessuno la conosceva, non aveva amici, insomma facendo dei calcoli erano trascorsi una decina d’anni dalla sua uscita dall’istituto e sembrava incredibile che si fossero perse le sue tracce.
“Avete saputo qualcosa di nuovo?” era Cathy, arrivata in commissariato per ricevere qualche aggiornamento, dopo la morte di Luca aveva lasciato il giornale ed aveva un unico scopo nella vita: scoprire la verità.“Nel campeggio dove sono state le vittime c’è stato un incendio, ha perso la vita il custode e noi stiamo cercando la figlia, forse l’unica persona collegata agli eventi e dato che è scomparsa, crediamo sia anche l’assassina che stiamo cercando”- “questo significa che tra poco quel mostro finirà in galera?”- “si Cathy, te l’ho promesso e così sarà non preoccuparti”- “sai mi chiedo quando tutta questa storia sarà finita cosa proverò, immagino soddisfazione ma poi? Tornando a casa l’appartamento sarà comunque vuoto perché lui non c’è e non tornerà più” le lacrime le solcavano il viso e la voce le si bloccava in gola; Becca non sapeva cosa dirle, nulla sarebbe servito a farla stare meglio, non aveva questa capacità e si sentiva morire per questo;l’abbracciò e la strinse forte a sé, cercando  di trasferire il suo dolore dentro se stessa.


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