sabato 18 giugno 2011

CAPITOLO 20

I familiari delle vittime erano stati contattati per sapere qualcosa di più sul campeggio al quale erano stati:
“ A parte l’anno e che tutti e tre c’erano, le famiglie non sapevano altro” disse Becca guardando Erika che l’ascoltava distrattamente: “è come se avessero voluto cancellare quel viaggio, i genitori non sapevano nulla degli altri due, insomma la loro amicizia è nata e morta in quella vacanza”- “forse hanno litigato e non si sono voluti più sentire” – “o forse in quel campeggio è successo qualcosa che hanno voluto cancellare e l’unico modo per farlo era eliminare anche il legame che li teneva uniti” disse Becca con un’aria tesa e preoccupata, non c’era più tempo per le ipotesi, ci volevano certezze.
“Dobbiamo muoverci a cercare qualcosa, al più presto, Criari facciamo una ricerca sul campeggio e soprattutto su quell’estate, è importante che emerga qualcosa che ci porti alla verità”- “subito commissario”- “se l’assassino è collegato al campeggio, avremo più possibilità di trovarlo”.
Rosa era tornata a casa da un pezzo ma continuava a girare da una stanza all’altra senza trovare pace, aveva addirittura aperto un vecchio pacchetto di sigarette, uno di quelli che compri e lasci sigillato come esca per evitare di ricadere nel vizio del fumo, ebbene lei aveva smesso anni prima dopo aver cominciato a quindici anni ma adesso aveva il bisogno di riassaporare quell’odore di nicotina che le permetteva di pensare e riflettere.
Mille quesiti irrisolti giravano nella sua testa, dal perché quell’uomo fosse stato ucciso ma soprattutto da chi; Emilio le aveva rivelato che Sandro conosceva il suo segreto, quindi era evidente che qualcuno lo avesse ucciso per quella ragione, altro che droga e regolamento di conti; quello che però proprio non capiva era il collegamento che esisteva tra la sua uccisione e quella delle tre vittime trovate a Roma, un nesso logico che le permettesse di fare chiarezza in quel labirinto senza uscita nel quale si era catapultata. A nulla serviva cercare su internet qualche unione tra le persone uccise, proprio come era accaduto per loro tre, nulla riusciva a legare la sua vita alla loro.
“C’è una notizia interessante commissario” esclamò Criari quasi balzando dalla poltroncina dove era posizionato: “dimmi, cosa hai scoperto?”- “quell’anno ci fu un incendio nel campeggio, un corto circuito che bruciò un bungalow, si trattava della casa del custode del posto, un certo Aurelio Sierra”- “ ma i genitori e i familiari questa cosa non la sapevano” disse Becca: “non se ne parlò molto in realtà, perchè il tutto venne etichettato come un incendio non causato da nessuno, quindi si parlò solo di un tragico incidente”- “intanto però dopo questo incidente come dici tu, i tre ragazzi non si sono più visti, quindi o hanno assistito all’incendio e sono rimasti scioccati, oppure”- “c’entrano qualcosa” disse Erika con un impeto di rabbia che le uscì da dentro in maniera implacabile: “Già, o c’entrano qualcosa, e noi questo possiamo solo cercare di verificarlo; cerchiamo tutto, chi si occupò del caso, qualunque cosa che possa tornarci utile, forse i nodi stanno arrivando al pettine”.
La porta di Rosa bussò, il campanello era un po’ rotto ed il suono che ne usciva avrebbe fatto concorrenza ai film dell’orrore che spaventano tanto i bambini: “chi può essere?” pensava tra sé prima di avvicinarsi alla porta; dopo le minacce ricevute la paura camminava a braccetto con lei e non la lasciava mai sola; guardò dall’occhio magico e quasi si meravigliò nel vedere Emilio, che era alto ed eretto dietro la sua porta: “Emilio? Che ci fai qui? E come sai dove abito?”- “non ti devi meravigliare mai di quello che faccio, e poi il tuo indirizzo è facilmente rintracciabile, comunque mi fa piacere che mi abbia dato del tu” disse con fare un po’ ironico: “mi è scappato, comunque mi spieghi che ci fai qui? Hai già trovato qualcosa di interessante su Sandro Resta?”- “diciamo che so chi può aiutarti a sapere qualcosa di più personale su di lui; capirai che tra noi a parte un rapporto di lavoro non c’era altro, dopo le ore che trascorrevamo insieme ognuno tornava alla sua vita, però c’è un uomo, un suo caro amico che forse potrebbe conoscere quello che a te serve, si chiama Alfio Labita, fa parte del mio team e di lui conosce molto, questi sono i suoi contatti, vai tranquilla puoi fidarti”.
I faldoni da ispezionare erano tanti e soprattutto cercare colui che si era occupato dell’indagine per un incendio tra l’altro, non doloso, non era una cosa semplice ma bisognava arrivare a scoprirlo, era proprio quel tassello l’unico elemento che avrebbe legato gli omicidi, e forse avrebbe portato loro all’assassino: “Il commissario Belardi, così si chiamava chi si occupò delle indagini, ora è in pensione ma non abita molto lontano da qui”- “bene, allora andiamo subito”.
La casa che li accolse era quella di un uomo solo, vedovo che non aveva più molta compagnia se non quella delle foto di una famiglia ormai sgretolata: figli grandi e sposati, una moglie morta anni prima a causa di una malattia, insomma non trasmetteva una grande allegria entrando: “ci dispiace molto non averla potuta avvertire con il giusto preavviso ma si tratta di una emergenza” esordì Becca appena accomodatasi sulla poltrona del salone, di un tessuto vecchio e grigio: “non si preoccupi, non sono un tipo molto impegnato” il commissario Belardi era un uomo che aveva passato i sessantacinque anni, con una barba grigia ed incolta ed un fisico asciutto, ma da giovane era stato un bellissimo uomo, come dimostravano le foto sui mobili del salone.
“Allora, spiegatemi come posso esservi utile”- “avremmo bisogno di sapere tutto circa l’incendio che colpì il campeggio La Primula Gialla, nel quale perse la vita il signor Aurelio Sierra, fu lei a seguire il caso”- “sì ha ragione fui io a seguirlo ma mi creda si trattò di un caso molto strano, insomma sembrava tutto chiaro fin dall’inizio, l’incendio causato da un corto circuito, nessun testimone presente nella zona, insomma uno di quelli dove non ci sono motivi di avere dubbi”- “ma? Immagino che stia per seguire un ma” disse Becca: “ebbene io non fui mai troppo convinto che si fosse trattato di un corto circuito, all’epoca avevo circa quarant’anni e la mia esperienza me l’ero fatta ma non riuscii a dimostrare la mia ipotesi”- “e quale era la sua ipotesi?”- “che fu qualcuno ad appiccare l’incendio, c’era troppa omertà in quel posto, poi si può immaginare, si trattava di un campeggio molto lussuoso, dove vanno tutte persone di un certo livello, sa com’è, era morto soltanto un custode e nessuno se ne preoccupò più di tanto”- “ma lei è sicuro che nessuno avesse visto qualcosa?”- “almeno in base a quello che mi dissero no”- “e cosa sa della vittima oltre al ruolo che svolgeva?”- “era un uomo burbero, i ragazzi del campeggio lo odiavano, era troppo rigido; era rimasto vedovo qualche anno prima ed aveva una figlia, aveva circa otto anni all’epoca dei fatti, e fortunatamente quella sera non era ancora rientrata nel bungalow, quindi non restò ferita e soprattutto non venne uccisa dalle fiamme”- “ e lei che fine ha fatto poi? Ha saputo qualcosa?”- “venne affidata ai servizi sociali, non aveva altri parenti che se ne potessero occupare, povera piccola ma non ho più saputo nulla sul suo conto, mi dispiace ma quello che vi ho raccontato è tutto quello che so”- “grazie ci è stato comunque di grande aiuto”.


Nessun commento:

Posta un commento