“Adesso però vieni a casa mia Cathy, così ti riposi un po’ immagino che tu non dorma da ieri” disse Becca con il classico istinto materno: “fosse facile dormire, credo sia quasi impossibile, Luca non ha mai tardato a chiamarmi, nemmeno quando era impossibilitato ha sempre cercato il modo di farmi stare tranquilla, ho un brutto presentimento Becca”- “senti adesso vieni con me, ti fai un bel bagno caldo, mangi qualcosa e ti rilassi un po’ al resto ci pensiamo noi, devi stare tranquilla”.
Le ricerche sarebbero continuate e presto avrebbero scoperto la verità, Becca ne era sicura, cercava di tranquillizzare Cathy come meglio poteva nonostante fosse difficile.
Era da un po’ di tempo che che non stava a casa sua, il lavoro e l’amore l’avevano tenuta troppo impegnata per rivivere i momenti passati, a parte qualche visitina fugace: “Non è cambiato niente a quanto pare” disse Cathy entrando nella camera che per un po’ di tempo era stata sua: “lo sai bene che mi affeziono alle cose e difficilmente le cambio, ecco la biancheria pulita e ti ho preso anche un pigiama, credo che ti vada bene”- “non ti preoccupare, andrà benissimo”- “senti Cathy io passo in ufficio e vedo se ci sono novità, se so qualcosa ti chiamo va bene?”
Sperava che una volta tornata a casa avrebbe potuto darle qualche bella notizia ma anche in lei aleggiava un brutto presentimento, era presto per fare delle supposizioni ma dopotutto il suo animo di poliziotta prevaleva sempre.
“Allora Berti avete saputo qualcosa?”- “il suo nome era segnato sulla lista passeggeri del volo Roma Londra delle 14:00 di ieri ma sembra che non ci sia mai salito, verificheremo ulteriormente tramite le telecamere dell’aeroporto, e speriamo di darle al più presto qualche buona notizia”.
Becca era rimasta in ufficio per qualche ora ma vide che si erano fatte le 21:00 e decise di raggiungere Cathy a casa, prese a volo due pizze e pensò a come dirle che il suo fidanzato sull’aereo per Londra non ci era mai arrivato, non sarebbe stato semplice e sapeva come l’avrebbe presa ma del resto non poteva mentirle.
“Cathy ci sei?” disse a gran voce entrando e vedendo tutte le luci spente: “sì sono qui” una voce tremante rispose ed avanzando Becca la vide: era seduta sul dondolo in terrazza, con in mano un pupazzo che si stava riempiendo di lacrime”- “Cathy dai non fare così” posò al volo le pizze sul tavolo e l’abbracciò forte come ormai non faceva da tempo: “vedrai che tutto si risolverà”- “lo vedo dalla tua faccia Becca che non è così, dimmi quello che sai per piacere”- “dalle prime ricerche effettuate sembra che Luca non sia mai salito sull’aereo”. Cathy era scioccata, non riusciva nemmeno più a piangere, quello che stava ascoltando le sembrava un incubo. “Potrebbero esserci mille ragioni per le quali non è partito, perciò non siamo categoriche va bene?”- “Non sei brava a fare l’ottimista Becca, ti conosco bene e so che tu la pensi esattamente come me, a Luca è successo qualcosa”.
Non sapeva cosa dirle, era tutto chiaro nella sua testa ma in quel momento doveva sforzarsi a ragionare in maniera diversa, cercando di trovare quello spiraglio di luce in un cielo nero, cosa che non aveva mai fatto nella sua vita: “senti facciamo una cosa, mangiamo la pizza che ti ho portato, e poi ci facciamo una bella dormita, vedrai che domattina sapremo qualcosa e potrai tranquillizzarti”.
La pizza era rimasta intera nel piatto ma Cathy aveva accettato almeno il consiglio di andare a dormire, ovviamente dopo aver preso un tranquillante, era quasi impossibile senza. Becca si era fatta una doccia calda, per cercare di buttare via tutto lo stress ed i brutti pensieri che le giravano nella testa come un vortice, ed in accappatoio stava sorseggiando una camomilla calda, era da tanto che non lo faceva. Sperava di potersi rilassare per riuscire ad essere un valido sostegno per Cathy.
Erano ormai passate le tre del mattino ed il suono del cellulare la ridestò, si era addormentata sul divano: “Pronto, sì dimmi Criari, arrivo subito”; si vestì lentamente, e richiuse la porta dietro le sue spalle cercando di fare il minor rumore possibile, non voleva assolutamente svegliare Cathy.
“Lo ha trovato una coppia di fidanzati, erano venuti a fare una passeggiata e lo hanno visto, dai documenti che abbiamo trovato nella sua tasca è emerso che si tratta di Luca Reali, non ci sono dubbi”- disse Criari con un atteggiamento dispiaciuto che forse poche volte aveva avuto durante la sua carriera.
Paolo era riverso su di lui, e guardando arrivare Becca disse: “l’iter è lo stesso, i tagli sono stati inferti come nelle altre vittime e di sicuro troveremo in lui lo stesso anestetico, ecco anche il tatuaggio”: aveva infatti un piccolo 3 tatuato sotto la pianta del piede.
“Mi dispiace moltissimo Becca” Paolo era sincero ed anche le lacrime che scesero dagli occhi di Becca lo erano allo stesso modo, non era facile comportarsi da commissario pensando a Cathy e quello che avrebbe passato nello scoprire la notizia; aveva a disposizione ancora qualche ora prima che lo venisse a sapere attraverso i giornali o magari un notiziario ma adesso mille domande le passavano nella testa, cosa c’entrava Luca con tutta quella storia? Perché era coinvolto con il serial killer e che legami aveva con le due precedenti vittime?
Corse a casa, non poteva aspettare oltre e appena Cathy si svegliò la abbracciò forte, era evidente cosa fosse successo, non servivano domande. Voleva vederlo, per l’ultima volta, dopotutto era suo diritto ma fu proprio quella scena a sconvolgerla ancor di più e perse i sensi tra le braccia di Becca. Ci volle un po’ per farla riprendere.
“Berti, cerca tutto quello che puoi sul suo conto e soprattutto prova a verificare quale legame ci sia con le altre due vittime, è importantissimo, ed appena arriva il referto del dottor Morelli mandalo nel mio ufficio”; era evidente che dicesse tutto come un automa, erano gesti e parole meccaniche che non controllava con la mente, che era tutta da Cathy, al suo dolore, che si accumulava a tutto quello che le era successo negli anni.
“Io non sarò mai felice” disse con le lacrime agli occhi:”tutto quello che ho mi viene portato via, non ce la faccio più sono stanca di lottare contro il destino, ma perché Dio ce l’ha tanto con me, cosa gli ho fatto?” Becca non sapeva nemmeno cosa risponderle, pensava la stessa cosa, non riusciva a credere che nella sua vita non riuscisse mai ad essere felice e che quando trovava la felicità le veniva strappata via.
“So che non è il momento ma devo farti qualche domanda”- “non preoccuparti fammele pure, cercherò di aiutarti in ogni modo possibile per prendere quel mostro, perché solo un mostro può fare quello che ha fatto”- “tu sapevi del suo tatuaggio a forma di 3?”- “in effetti l’ho visto un po’ di tempo fa ma si era sbiadito e non ci ho fatto più caso sono una cretina avrei dovuto collegarlo alle altre vittime, è colpa mia”- “non dire sciocchezze perfavore, piuttosto lui ti è sembrato strano?”- “ho solo notato che mentre inizialmente era contrario alla sua partenza per Londra, dopo ha deciso di partire ed ha organizzato il tutto in breve tempo”- “ e come te lo ha giustificato questo cambiamento di idea?”- “semplicemente con delle scadenze da rispettare, insomma se non avesse fatto lui quella mostra l’avrebbe fatta qualcun altro, però non ha mai accennato agli omicidi”- “si era sentito con qualcuno in questi giorni, ha fatto qualche telefonata di troppo, strana?”- “no che io sappia no, a me sembrava lo stesso ma se ci fossero chiamate strane lo scoprireste giusto?”- “sì non ti preoccupare, accanto al corpo c’era il suo cellulare vedremo di scoprire qualcosa, e poi delle altre due vittime ti ha mai detto nulla?”- “assolutamente no, e nemmeno io le conoscevo insomma di certo non erano suoi amici non so davvero cosa potessero avere in comune”.
Era proprio quello che bisognava scoprire ed anche al più presto non c’era tempo da perdere.
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